It’s – Almost – Summer Nights

Standard

Succede che l’altra sera io abbia la smania totale di usare la mia bici nuova nuova. Due giorni senza pioggia con ben 13 gradi è un lusso da non sprecare qui in Lettonia. Dopo aver sopravvissuto ad autisti ubriachi (è lunedì: capiamoli) e ciclisti che non riescono a stare in equilibrio mentre pedalano, riesco finalmente a raggiungere la pista ciclabile che inizia da Kr. Valdemāra iela e finisce a Mezaparks.

Sono già le 21,30 ma il giorno non è scuro, la mente non è stanca, bensì ripulita dai pensieri superflui. Una decina di chilometri pedalando ed iniziano le catarsi. Vedo il cielo, rosso e bellissimo, e capisco che le giornate infinite come queste mi angosciano, perché io non la voglio una cosa come un giorno infinito ed indefinito.

L’estate è da temere ben più dell’inverno: ti vizia, regalandoti fragole e zuppe fredde al kefir. Ti soggioga, facendoti indossare gli occhiali da sole, tranne dall’una all’una e trenta di notte. Ti seduce in riva al mare: inganna persino il tempo, passi senza accorgertene tutte le tue ore con lei. E alla fine ti abbandona, così, al limite delle tue forze, perché l’estate non lascia spazio al riposo.

Il sole estivo non si pone mai all’orizzonte. Semplicemente, ad un certo punto, decide di andarsene, ed è subito inverno. E capisco di sentirmi come quel sole che vedo sul lago a Mezaparks, pronto a creare spettacoli, ma ben deciso e conscio che quello non sarà il suo spazio per sempre. Capisco che non posso esserci per sempre, io, in Lettonia.

Annunci

SABATO SERA DA SFIGATI

Standard

Penso che una bullet list si addica meglio alla lunga serie di sfortunati eventi che si sono susseguiti ieri sera.

O, voi che leggete: accomodatevi, ridete di me e io riderò con voi.

  • h. 21.30 BLIND DATE con un tipo, ufficiale militare. Super cool a parole, mi sentivo veramente ispirata. Per fortuna che il mio cervello ha proposto di andare al cinema, giusto così, per garanzia: al cinema non è necessario guardare qualcuno negli occhi né intrattenere una conversazione.
  • h 21.31 REPULSIONE… Vorrei scappare via a gambe levate. Fare finta di non essere me, di essere straniera e di non capire la lingua. Peccato che queste cose lui le sappia già e che abbia già comprato i biglietti. Tiro fuori i soldi dal portafoglio per il mio biglietto. “no, no, you pay for my drink later” “no, no I pay for my ticket now”
  • h. 21:45 FINALMENTE AL BUIO. Il film faceva schifo, il peggiore che io abbia mai visto negli ultimi 5 anni, sia al cinema che no. Le dramacommedie russe che guardo al mattino in tv sono 10 volte meglio di American Heist. E a me Adrien Brody piace.
  • 2 ore di PANICO e NOIA in cui scrivevo alla mia amica Liga di voler scappare dal cinema perché, se già il film pessimo non fosse abbastanza, il tipo cercava di fare il simpaticone con me e rideva delle sue stesse battute. Anche io ridevo, per non piangere e perché per fortuna avevo un bicchiere di Lambrusco.
  • h. 23:35 LUCI IN SALA cerco di evitare il contatto visivo col tipo il più possibile. Gli dico che me ne devo andare velocemente, la mia amica mi aspetta. “I’ll come with you” “NO. THANKS.” “Where are you going?” “I don’t know. Bye”
  • h. 00 Al Pulkvedis un Messicano esordisce con un “hola guapa” e mi fa un baciamano di altri tempi. Lo fulmino con lo sguardo. Lui scappa.
  • h. 01:25 Scivolo sul ghiaccio e cado sulla chiappa destra. Secondo i miei calcoli un ematoma di circa 10 cm dovrebbe comparire sulla superficie del gluteus maximus domani sera.
  • h. 01,30 IRISH PUB un gruppo di 5 finlandesi over 60 visibilmente annoiati vuole assolutamente noi, per un po’ di compagnia e qualche drink. Rifiutiamo con gentilezza. Poi con fermezza. Poi chiediamo una mano a due ragazzi seduti vicino a noi: non è mica che potete dire qualcosa a questi maniaci??? “No. You can sort your problems by yourself” “Assholes. Nahui”
  • h.2,45 OK LIGA, CHIAMIAMO IL TAXI. E andiamo a casa prima che un meteorite cada sulle nostre teste. Nel frattempo, andiamo all’Hesburger. Alle 3,30 scopriamo che la tassista si è persa perché è il suo primo giorno di lavoro. Dobbiamo raggiungerla e camminare per circa 400m.
  • h. 3,45 VEDIAMO LA TASSISTA. Due ragazzi all’angolo si sbracciano per chiederci indicazioni per un posto che si trova sulla strada verso casa. Nonostante la serata dimmmerda mi sento di buon cuore ed offro un taxi sharing a questi due, un Canadese ed un Texano in viaggio. La tassista si perde di nuovo. I tipi ci invitano ad andare con loro. Why not. Però il bar che hanno scelto loro fa schifo sul serio. Meglio tornare nella Old Town ed andare all’Ala Bars.
  • dalle 4 alle 6 qualcosa sembra essersi aggiustato nell’universo mio e di Liga, passiamo un paio d’ore a chiacchierare animatamente con questi tipi, una conversazione stimolante in cui abbiamo apprezzato anche quanto l’Americano bullizzasse il Canadese. Hanno provato a provarci, ma non ci sono riusciti. AH. AH. AH. (per fortuna).
  • Alle 6 un tipo lettone inizia a deprecare me e Liga dicendo che siamo delle povere disgraziate che vendono il loro corpo a degli stranieri in cambio di un paio di birre, sperando che poi loro ci sposeranno e ci porteranno nei loro Paesi d’origine e sia io che lei invece dovremmo rimanere in Lettonia a produrre figliolanza lettone purosangue.

Questi sono i fatti, assolutamente non romanzati. Aspetto commenti, scatenate l’inferno! 🙂

Di congestioni nasali e rimedi della nonna

Standard

Le temperature freddine, il clima natalizio e le giornate cortissime non si sono limitate a rinsavire il mio amore per l’inverno e a farmi goduriosamente temporeggiare sotto il piumone. NO. Quest’inverno ha portato, insieme alle sue dolci abitudini, anche un bel raffreddore potente. Magari è colpa della Gerda che ci ha fatto studiare tutti i vocaboli lettoni utili per andare all’ospedale e spiegare al dottore i nostri disturbi intestinali. Magari è colpa mia, quando domenica scorsa mi sono scapicollata sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio, dopo essermi spavaldamente spogliata del cappotto mentre il termometro segnava una temperatura quasi mite (-1).

Mi sono ammalata. Es esmu slima. Lo sono stata per tutta la settimana e lo scorso weekend. Mi sono stoicamente rifiutata di assumere farmaci, così come faccio da almeno tre anni. Apprezzo il fatto che qui le aptiekas si avvicinano molto di più al nostro concetto di erboristeria che non al nostro concetto di farmacia; apprezzo il poter avere l’alternativa naturale, dagli sciroppi agli unguenti, passando per creme e cosmetici. In ogni aptieka si trovano millemila tipi di veselība teja, i tè della salute: appena sento un acciacchino da qualche parte, un paio di te destinati alla funzione mi rimettono subito in sesto.

HOWEVER, questo mio principio di sinusite mi ha fatto scoprire il mondo dei rimedi delle nonne lettoni. Il mio collega mi ha consigliato un intruglio di aglio, miele, zenzero e limone. Bevi acqua calda. Mangia aglio, spellalo e inghiottilo crudo. Nient’altro.

“Il tuo corpo è avvelenato, depuralo non mangiando nulla. Ah, e appenditi qualche spicchio d’aglio al collo, non si sa mai. Il tuo corpo ha già abbastanza energie negative, non devi lasciarne entrare altre. Ah, e taglia quattro o cinque agli interi, mettili su un piatto e ripeti la stessa operazione per tutte le stanze della casa, due volte al giorno. Serve ad assorbire le energie negative”

La mia coinquilina tedesca si è volontariamente offerta di comprare un paio di bottiglie di Riga Balzams per sabato sera, a puro scopo terapeutico. Si, e mio nonno è Garibaldi.

Mi sono attenuta al brodino di verdure con pastina e parmigiano grattugiato. Sauna. Millemila té e infusi. Il divano è stato il mio migliore amico e oggi, dopo 7 giorni, sono tornata ad una vita degna di questo nome. Complice un cielo porno e una giornata soleggiata (sì, insomma, un paio d’ore di luce in cui si è effettivamente visto il sole), sono andata in giro per mercatini di Natale, ho speso soldi in formaggio, dolcetti e calze di lana 😀

Mercatini Di Natale alla Doma Laukums

RIGANNIVERSARY!

Standard

Fuori nevica. Ho passato una giornata terribile, in preda alla meteoropatia e alla sindrome premestruale. Mi sono fatta coccolare dal cioccolato Laima che non per nulla significa “della felicità”.

So che ci sono i mercatini di Natale imbanditi di kārstvīns, piparkūkas (biscotti al pepe), calzettoni in lana e berrettoni che pungono la pelle. So che devo iniziare a mettermi la crema alla mani tutti i giorni ed assicurarmi di avere le solette in tutte le scarpe. Questi due anni nei Baltici mi hanno insegnato che la temperatura a 0 è la normalità. Si inizia a parlare di freddo quando si sforano i -10 e, parallelamente, si inizia a parlare di caldo quando si superano i +10.

Un anno fa io sono arrivata qui a Riga come AuPair e sono ancora qui, con un lavoro che amo e una casa che non lascerei mai, nonostante abbia i mobili arancioni, i muri dipinti di rosa e il soffitto dipinto di blu.

Ho deciso di modificare il blog, a partire dal nome: ormai penso che la Lettonia se lo meriti. Questo posto mi ha dato tanto, mi sento fortunata. Nessuno ha preso seriamente la mia scelta di venire qui e invece… Qualcosa di (più che) buono ne è uscito. Molti tuttora non comprendono le mie ragioni né tantomeno le condividono, nelle poche volte in cui hanno la pazienza di starmi a sentire. Quello che leggo nelle facce della gente è un sorriso ridicolizzante soffocato, un giudizio di serie B su questo che sento come il mio Paese, la mia lingua, la mia cultura, la mia gente.

photo (1)

Me + Bandierina lettone

 

Inutile specificare che i commenti vengono dall’Italia, tanto da amici quanto da conoscenti. Ormai scrollo le spalle ogni volta che qualcuno mi colpisce in questo punto, anche se penso che non riuscirò mai a smettere di soffrire, almeno un pochino, per essere quella che se ne è andata in Estonia prima e il Lettonia poi, senza mai aver considerato possibilità quali le top list London o Berlin, qualsiasi posto in Spagna o in Australia. Lo scegliere un Paese decisamente meno ricco di quello da cui provengo ha fatto di me la sfigata.

Sì, l’ho deciso in completa autonomia di venire a vivere qui, in un posto per il quale la gente non sprecherebbe nemmeno 30 euro di biglietto aereo per venirmi a trovare. La massima più rilevante è “ma in Lettonia si dorme tanto, vero? AH. AH. AH. Simpatico. SI’, SEI PROPRIO SIMPATICO”

Tranquilli, la via dell’emigrazione l’ho presa dalla parte giusta.

Questo post non era partito con l’intenzione acida ma, ci tengo specificare, se non si fosse già capito abbastanza, qui si vive bene. Non ci sono i Russi a minacciare l’occupazione. Non ci sono slavi pronti ad ammazzarvi di botte ad ogni angolo. C’è una natura che non è stata intaccata nei paesaggi dalle ville dei ricchi e dal turismo sfrenato, un’architettura che porta il segno di tutte le culture che si sono susseguite e qui mescolate. Una lingua e delle tradizioni tanto uniche quanto aperte al nuovo, all’estraneo, al diverso. Una popolazione visibilmente distinguibile fra Lettoni e Russi, che crea un ambiente scandinavo-slavo assolutamente irriproducibile.

Personalmente, sono una fan delle diversità. Odio le uguaglianze, preferisco di gran lunga guardare alle differenze. Evito le vie già battute, già provate, già scoperte. Molto spesso agisco per contrarietà. Mi sono affidata molto al mio intuito quando era giunto il momento di mettere la vita in una valigia ed andarsene di nuovo; ho saltato nel buio ed ho avuto molta fortuna, lo riconosco.

Ne ho avuta così tanta che, forse, non me ne vado più: la Lettonia è la mia America.

photo

St. Peter’s Church + House of the The Blackheads

 

STARO RĪGA – AMO RIGA

Standard

Il 18 Novembre si festeggia la dichiarazione dell’indipendenza della Lettonia dall’Impero Russo. Una delle tante date importanti nella storia travagliata di questo piccolo Stato. In quest’occasione Riga si ricopre di luci. E’ una tradizione vecchia un lustro e nasce da un’idea semplice: ricoprire tutti i luoghi degni di nota di fasci e spettacoli di luce.

Ieri volevo uscire per godermi lo spettacolo delle luci di Staro Rīga da sola, musica nelle orecchie, passo spedito e sorriso ebete stampato in faccia. Dopo quasi un anno di vita qui, Riga mi fa ancora quest’effetto. Avevo bisogno di passare un po’ di tempo da sola con Riga, a farmi scaldare l’anima da una sigaretta fumata sulla riva del Daugava, a riconnettere i fili invisibili in una me stessa reduce da un weekend intenso di emozioni.

All’ultimo, ho accettato di uscire con degli Italiani che si sono appena trasferiti qui. Il mio progetto in solitaria è sfumato in favore di un’ulteriore socializzazione, nonché tentativo di riappropriarmi delle mie capacità linguistiche italiane.

Riga, fortunatamente, era lo sfondo e il denominatore di questo incontro. Ero con altre persone ma l’unica cosa a cui pensavo era l’amore per Riga, ancora più bella, vestita a festa e ricoperta di luci. Sentivo l’amore per Riga scorrermi nelle vene ad ogni angolo ed ogni volta che il freddo mi punzecchiava il naso, la guancia o la coscia. Lo sentivo ad ogni mio passo, ad ogni incrocio di strada e ad ogni sguardo che incrociavo.

Io ad Agosto, poco prima di partire per le vacanze, volevo veramente andarmene da qui. Il piano era quello di tornare fino allo scadere dell’affitto e poi andarmene da qualche altra parte. Mi servivano un paio di mesi per decidere quale piano attuare ma…

Sto per compiere il mio primo Riganiversary ed è tempo di bilanci. L’anima sembra si sia placata qui, sulle rive del Daugava. Io inizio attivamente a sentirmi una Lettone DOC: amante ricambiata di Riga, con una sfumatura patriottica tipicamente lettone. E amante incondizionata, seppur critica, di questa società così imperfetta e complicata, sfaccettata e frammentata.

Da dopodomani Riga tornerà nei suoi abiti di sempre. Io non so se tornerò ad indossare quelli comodi a cui ero abituata fino a poco tempo fa, quelli che mi ero ripromessa di indossare per solo qualche mese ancora.

Brīvība. Libertà. Freedom.

[FLASH FORWARD]

Immagine

Interrompo il racconto a rilento delle mie vacanze per dire che la mia pacchia italiana si é conclusa e sono tornata a Riga.

In un mese sono riuscita a:
1. comprare un cane e regalarlo a
mio padre (papà, so che sei all’ascolto e che sei felicissimo di avere Leone… ORA, dopo aver metabolizzato lo shock)
2. aver visto almeno una volta tutti i membri più stretti della mia famiglia, cugini, cugine, zii e nonni, complice un matrimonio organizzato proprio per il giorno successivo al mio ritorno! (tempismo perfetto, altrimenti detto botta di culo)
3. aver partecipato alla laurea di una delle mie migliori amiche ed aver avuto il privilegio di poterne “elogiare le lodi” nel rinomato papiro padovano sulle note di 🎶🎶 DOTTOREEEE, DOTTOREEE… DOTTORE DEL %%$*%=~${£~£\+{£|¥\$]{* (mi fermo qui)
4. crogiolarmi in chiacchiere di sempre con gli amici di sempre… é sempre bello tornare a sentire che i buoni restano for goods e il tempo sembra criogenizzato ai nostri 18 anni (anche grazie a whatsapp e Facebook eh)
5. aver avuto in visita la “mia” famiglia lettone, aver unito il mio pezzetto di cuore lettone e il mio pezzetto di cuore italiano sotto la stessa capanna e rifornendo di buon cibo il nostro stomaco, già che eravamo in Italia. probabilmente, quando saranno i miei a venire a Riga, ci si sfonderà di alcool tutti assieme appassionatamente. è stato bello vedere come mia mamma cercasse di comunicare con loro, e come, sorprendentemente… si capissero! 🙂

dopo una notte insonne, vado a farmi un caffè ed inizio a vestirmi alla Fantozzi quando é in direzione Ortisei.

Il meteo dice che qui é meno sei (rima non voluta)

Peace, Love & Bučas

Il ratto non (de)morde.

Standard

Se già solo l’idea di avere un ratto che rosicchia l’intonaco della vostra cucina non vi fosse bastato, immaginate per un attimo di essere a Riga, Lettonia (sì, controllate pure sulla mappa dove si trovi), in un Paese post sovietico in cui TUTTO ma dico TUTTO, funziona al rilento.

E immaginate anche che esistano ratti che si mangiano le loro crocchette avvelenate senza morire sul colpo ma, anzi, invitino al banchetto familiari, parenti ed amici tutti.

BENVENUTI NELLA NOSTRA VITA!

La vita di due fanciulle naïf che pensavano di poter risolvere il problema con una spolverata di veleno rodenticida, quasi fosse zucchero a velo. I sorci si sono moltiplicati e hanno preso lo scaffale della nostra cucina un po’ come fosse un buffet. Ad un certo punto, ho perfino iniziato a pensare che, visto che non morivano con del veleno, magari sarebbe stato il caso di buttare li un po’ di gorgonzola…

Giovedì mattina arriva la squadra per la derattizzazione. Questo era quello che pensavamo fosse una squadra per la derattizzazione:

Ghostbusters!

Ghostbusters!

Alla nostra porta si presentano invece una simpatica vecchina (che, scommetto, lavora pure in un ristorante cinese come cuoca) e quello che poteva essere il nipote, tale Jānis.

Don’t worry, don’t worry. Viss kārtībā. We put more inde and rat will die.

We come back in some five days and clean. Labi?

Che dire? Mi sembrava un piano perfetto. Il giorno successivo sentivo una puzza strana, come di sorcio morto, per dire, ma in realtà, avrei scoperto dopo, non era altro che una suggestione. Mentre preparavo la cena udivo il rumore di un rosicchiare allegro e nella mia testa immaginavo una tavola imbandita da tovaglie a scacchi rossi e bianchi con fiumi di vino rosso. La sera stessa ho intravisto una lunga coda, quando, non più impaurita, ho deciso di aprire lo sportello.

I ratti, dalla mia cucina, vanno e vengono COME FOSSE CASA LORO.

Ho scritto, chiamato e fatto chiamare Jānis più volte… Nessuna risposta.

Solo ad oggi, dopo aver coinvolto e sensibilizzato agente immobiliare, proprietario, amministratore e la società che gestisce il complesso residenziale al nostro caso, sembra che la soluzione sia solo una: smontare la cucina e far murare tutti i possibili buchi.

Hanno detto che il lavoro si farà domani, in un paio d’ore. Prevedo che, prima di lunedì prossimo, nulla accadrà, niente si sistemerà.

Lancio ufficialmente un appello a tutti i gatti randagi che vagano per le strade di Riga… Se avete fame, contattatemi. Di sicuro siete più competenti (e carini) voi di una squadra per la derattizzazione.