It’s – Almost – Summer Nights

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Succede che l’altra sera io abbia la smania totale di usare la mia bici nuova nuova. Due giorni senza pioggia con ben 13 gradi è un lusso da non sprecare qui in Lettonia. Dopo aver sopravvissuto ad autisti ubriachi (è lunedì: capiamoli) e ciclisti che non riescono a stare in equilibrio mentre pedalano, riesco finalmente a raggiungere la pista ciclabile che inizia da Kr. Valdemāra iela e finisce a Mezaparks.

Sono già le 21,30 ma il giorno non è scuro, la mente non è stanca, bensì ripulita dai pensieri superflui. Una decina di chilometri pedalando ed iniziano le catarsi. Vedo il cielo, rosso e bellissimo, e capisco che le giornate infinite come queste mi angosciano, perché io non la voglio una cosa come un giorno infinito ed indefinito.

L’estate è da temere ben più dell’inverno: ti vizia, regalandoti fragole e zuppe fredde al kefir. Ti soggioga, facendoti indossare gli occhiali da sole, tranne dall’una all’una e trenta di notte. Ti seduce in riva al mare: inganna persino il tempo, passi senza accorgertene tutte le tue ore con lei. E alla fine ti abbandona, così, al limite delle tue forze, perché l’estate non lascia spazio al riposo.

Il sole estivo non si pone mai all’orizzonte. Semplicemente, ad un certo punto, decide di andarsene, ed è subito inverno. E capisco di sentirmi come quel sole che vedo sul lago a Mezaparks, pronto a creare spettacoli, ma ben deciso e conscio che quello non sarà il suo spazio per sempre. Capisco che non posso esserci per sempre, io, in Lettonia.