DAY 7 – FROM KEBABLAND TO BIERLAND.

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Per la prima volta in Germania. Io. AHAHAHAH. Non ho mai avuto una passione per questo Paese… Mentre qualsiasi altra parte del mondo attirava, in qualche modo, la mia curiosità, della Germania nun me n’è mai potuto fregà de meno. Nella mia mente rotolavano balle di fieno, il nulla, pensando alla Germania. I calzini bianchi sfoggiati con sandali Dr. Scholl non fanno testo.

calze-sandali

This is the German flag, right?

Nella mia vita ho la fortuna di avere amici Tedeschi a cui voglio moltissimo bene, con i quali non ho mai fatto mistero del mio totale disinteresse verso il loro Paese d’origine (né mi sono mai trattenuta dal fare battute stupide o dall’imitare in maniera assolutamente NON politically correct la loro lingua). Per fortuna anche loro mi vogliono tanto bene e la risposta più cattiva mai ricevuta è stata un: You shut up, spaghettifresser!

I casi della vita hanno voluto che mia sorella decidesse di studiare tedesco, così, da Istanbul sono volata a trovarla in Deutschland, superando i miei stessi limiti (yeah!). Una parte di me, dopo i bagordi in Turchia, sentiva la necessità impellente di ritrovare un po’ di calma, precisione ed ordine.

Il treno che da Dusseldorf doveva portarmi a Colonia era in ritardo e sovraffollato. Il mio albergo lontanissimo dalla stazione dei treni. Il mio cellulare scarico (colpa mia, non della Germania). I Tedeschi mi guardavano e sorridevano, incoraggiandomi a portare pazienza. Un ragazzo carino mi ha aiutato a scaricare le valigie dal treno e a portarle giù dalle scale. Altre persone si sono offerte spontaneamente di aiutarmi, dandomi indicazioni non richieste verso l’albergo ed erano sinceramente preoccupate per me e il peso delle mie valigie 🙂

Tutto questo mi era assolutamente nuovo: in Lettonia non ci sarà mai nessuno ad aiutarti, le persone sono diffidenti e l’idea di aiutare qualcuno non passa mai nell’anticamera del loro cervello. O, se ti aiutano, di solito c’è un secondo fine. Sorridere a sconosciuti è considerata maleducazione perché viene percepita come una presa in giro o un sottovalutare l’individuo di fronte a te.

E qui veniamo a me e alle mie prime impressioni sulla Germania: la mia tendenza naturale ad essere aperta e disponibile verso gli sconosciuti ha preso l’inclinazione di un brutto muso brontolone lettone che guarda un poveretto in difficoltà con aria di sufficienza e menefreghismo. Il mio arrivo in Germania mi ha fatto rendere conto di quanto mi sia lettonizzata: l’empatia e la disponibilità tedesca mi rendevano nervosa, la loro troppa disponibilità mi faceva veramente sentire ridicolizzata.

Per fortuna, mentre ero immersa in questa mia crisi d’identità e nazionalità e congetturavo un modo per scapparmene dalla Germania il prima possibile verso la mia astiosa, complicata, nonché amatissima, Riga, riesco a trovare l’albergo e mi precipito in doccia, contenta di sapere che di lì a poco avrei riabbracciato mia sorella dopo 6 mesi.

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❤ lovelove ❤

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