DAY 4 – ISTANBUL E BÜYÜKADA

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Il Lunedì mattina la sveglia è puntata ad un orario blasfemo in vacanza. Alle 9.30 c’è il traghetto che da Mudanya ci farà approdare a Istanbul un paio di ore dopo. Prendo due autobus da sola, senza sapere bene quando scendere, sventolando sotto nasi Turchi il foglietto su cui Berkay mi aveva scritto i nomi delle fermate, con un’espressione da Gatto con gli Stivali. Ce la faccio. Aspetto Emin al porto, nel frattempo compro degli Simit per colazione, flirtando per 20 secondi con il SimitMan.

Ad Istanbul ci imbarchiamo su un altro traghetto, fondamentalmente diretti a Büyükada per una missione suicida: affittare due biciclette ed andare sul cucuzzolo della montagna per vedere un monastero. Niente di interessante, collasso polmonare a parte. [ho appena scoperto di aver perduto tutte le foto scattate lì, a parte questa]

Me - eating corn. Emin selfing us + some Arabic arses.

Me – eating corn. Emin selfing us + some Arabic arses.

Torniamo ad Istanbul-terraferma ed andiamo a visitare/pregare nella Moschea Blu. Camminiamo e mangiamo tanti gelati. Il gelato turco è particolarissimo: viene servito sul cono con delle lunghe spatole in ferro battuto ed è molto gelatinoso. Mi piace mangiare il gelato cercando di fare dei ricciolini in punta, e con quello turco mi riesce molto più facile.

Passeggiamo fino ad un’altra moschea di cui non ricordo il nome e andiamo a berci un tè al quinto piano di un palazzo situato su una strada in salita. Ci accaparriamo un buon tavolo: la vista su Istanbul è mozzafiato.

Osservo le quattro ragazzine sui quindici anni sedute di fianco a noi. Una indossa il velo, ma ha le braccia scoperte; un’altra indossa un velo più spesso, vestiti lunghi e larghi in colori chiari, probabilmente in lino; una terza indossa skorts all’ultima moda e una canotta; un’altra ancora jeans lunghi e t-shirt. In una realtà parallela italiana le ragazze indossano tutte la stessa marca di vestiti e lo stesso modello di scarpe.

La Turchia mi sembra sempre di più un enorme matrimonio, fondato sulle differenze e sull’accettazione reciproca.

Peaceful.

Peaceful.

“Oğlum! Which city do you like better? Istanbul or Bursa? Where would you rather move out?”

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