This home is a jungle.

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Stanotte ho sognato che un lurido ratto, dalle unghie lunghissime e dalle zanne sporche di spazzatura, si infilava nel mio letto e mi mordeva gli alluci. Un incubo che sapeva di realtà, infatti, poche ore prima, verso le 2 am F. bussa alla mia porta:

“SILVIA. C’E’ UN RATTO IN CUCINA. STA SCAVANDO NEL CESTINO. L’HO APPENA VISTO. E’ ORRIPILANTE. COSA FACCIAMO?”

“OMMMMERDA. MA STAI SCHERZANDO? SCUUUUSA? E ADESSO?”

Per fortuna che il ragazzo di F. ci ha fatto ragionare, ci ha dato scope (in mano, non in testa) e ci ha messo ai posti di combattimento per far uscire il ratto dalla cucina e dirigerlo verso la porta d’uscita.

Uomo della situazione: “Allora ragà, questo è il piano: io lo faccio uscire dalla cucina e voi o lo ammazzate o, perlomeno, cercate di farlo uscire dalla porta. Capito tutto?” Al telefono il mio collega suggeriva la stessa tecnica ed approvava il piano con un labs, labs, davaj. Let me know. Čau pizza.

Io volevo un selfie col sorcio maledetto che si è permesso di entrare in casa nostra. Selfie che è venuto a mancare, poiché il sorcio non ha fatto capolino: ne deduciamo che sia ancora nascosto fra gli anfratti dei nostri scaffali o chissà, incastrato fra due dimensioni temporali o, magari, se ne è tornato nel buco nero dal quale è venuto.

Ho scritto una mail all’agente immobiliare, alle 3 di notte, che recitava più o meno:

Pantegana. Leptospirosi. Febbre da morso. Salmonellosi. Peste. Morte. O mi fate avere una derattizzazione con disinfestazione TOTALE o io me ne vado e non firmo l’affitto per i prossimi sei mesi.

Non avendo ricevuto risposta, alle 8.02 mi sono attaccata al telefono chiamando l’agente immobiliare, nella settimana del Ferragosto.

Mi ha appena fatto sapere che Giovedì alle 11 verranno a seguire ogni traccia lasciata dal malefico roditore e ad estirpare il minimo sospetto delle malattie di cui sopra.

E SPERIAMO BBBENE.

 

(nel frattempo vado a studiarmi un po’ di vocabolario zoologico in lettone, che è meglio)

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