¡¡Ay, mi primer premio!!

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Los premios dardos es un reconocimiento mutuo entre bloggeros. Un premio simbólico que valora el gran esfuerzo que supone tener un blog actualizado, activo y en el que nuestras pasiones se vuelcan.

premios-dardos

Según las reglas, le doy las gracias a Sonsoles, que con su Viajad, viajad, malditos siempre me recuerda que una de mis intenciones, con este espacio virtual, era la de mantener vivo un idioma que ya no tengo ocasión de hablar muy a menudo como hace unos años, o sea, el Castellano (que luego la gente diga que parezco andalusa, es otra cosa…)

En honor de Sonsoles y de mis amigos españoles… ya voy a subir mi primer artículo en el idioma del Reino. Tendría que nominar a otro 15 blogueros… pero vamos a hacer que quien pase por aquí, puede dejar su enlace en los comentarios y considerarse vencedor de los premios Dardos.

Hablando de viajes, POR FIN, me voy de vacaciones, me voy de Letonia y me voy del invierno.

Me fijaré e intentaré no caer en una de esas trampas de turisteo.

 

VIAJAD, MALDITOS, VIAJAD!!

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Lo sf-ratto

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Non ci credo. L’operaio sarebbe dovuto venire alle 10 e invece alle 9:55 era già qui.
incredibbbbile. grido al miracolo.
con lui, una sportina del Maxima (altro ché cassetta degli attrezzi, tzé).

Alle 10:04 aveva già ripreso la via d’uscita con un trionfante sorriso (sdentato) e un biascicato “Ar Labs!”

Del catastrofico “dobbiamo smontare tutta la cucina” non é rimasto altro che una omino tuttofare e la sua pistola per sparare silicone. ha compiuto l’operazione a mani nude, senza guanti.

ci ha fatto vedere sul suo smartphone il “prima” e il “dopo”, dichiarando che il problema principale é nelle
cantine, non nella nostra cucina.

Il ratto se lo magna il silicone, abbiamo pensato. Tuttavia, nessun rumore strano o rosicchiare allegro è pervenuto alle nostre orecchie nelle ultime 24h.
Noi continuiamo ad incrociare le dita.
Incrociatele con noi, PLEASE, LŪDZU.

Per fortuna che tra poco me ne vado in vacanza 😀

Il ratto non (de)morde.

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Se già solo l’idea di avere un ratto che rosicchia l’intonaco della vostra cucina non vi fosse bastato, immaginate per un attimo di essere a Riga, Lettonia (sì, controllate pure sulla mappa dove si trovi), in un Paese post sovietico in cui TUTTO ma dico TUTTO, funziona al rilento.

E immaginate anche che esistano ratti che si mangiano le loro crocchette avvelenate senza morire sul colpo ma, anzi, invitino al banchetto familiari, parenti ed amici tutti.

BENVENUTI NELLA NOSTRA VITA!

La vita di due fanciulle naïf che pensavano di poter risolvere il problema con una spolverata di veleno rodenticida, quasi fosse zucchero a velo. I sorci si sono moltiplicati e hanno preso lo scaffale della nostra cucina un po’ come fosse un buffet. Ad un certo punto, ho perfino iniziato a pensare che, visto che non morivano con del veleno, magari sarebbe stato il caso di buttare li un po’ di gorgonzola…

Giovedì mattina arriva la squadra per la derattizzazione. Questo era quello che pensavamo fosse una squadra per la derattizzazione:

Ghostbusters!

Ghostbusters!

Alla nostra porta si presentano invece una simpatica vecchina (che, scommetto, lavora pure in un ristorante cinese come cuoca) e quello che poteva essere il nipote, tale Jānis.

Don’t worry, don’t worry. Viss kārtībā. We put more inde and rat will die.

We come back in some five days and clean. Labi?

Che dire? Mi sembrava un piano perfetto. Il giorno successivo sentivo una puzza strana, come di sorcio morto, per dire, ma in realtà, avrei scoperto dopo, non era altro che una suggestione. Mentre preparavo la cena udivo il rumore di un rosicchiare allegro e nella mia testa immaginavo una tavola imbandita da tovaglie a scacchi rossi e bianchi con fiumi di vino rosso. La sera stessa ho intravisto una lunga coda, quando, non più impaurita, ho deciso di aprire lo sportello.

I ratti, dalla mia cucina, vanno e vengono COME FOSSE CASA LORO.

Ho scritto, chiamato e fatto chiamare Jānis più volte… Nessuna risposta.

Solo ad oggi, dopo aver coinvolto e sensibilizzato agente immobiliare, proprietario, amministratore e la società che gestisce il complesso residenziale al nostro caso, sembra che la soluzione sia solo una: smontare la cucina e far murare tutti i possibili buchi.

Hanno detto che il lavoro si farà domani, in un paio d’ore. Prevedo che, prima di lunedì prossimo, nulla accadrà, niente si sistemerà.

Lancio ufficialmente un appello a tutti i gatti randagi che vagano per le strade di Riga… Se avete fame, contattatemi. Di sicuro siete più competenti (e carini) voi di una squadra per la derattizzazione.

This home is a jungle.

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Stanotte ho sognato che un lurido ratto, dalle unghie lunghissime e dalle zanne sporche di spazzatura, si infilava nel mio letto e mi mordeva gli alluci. Un incubo che sapeva di realtà, infatti, poche ore prima, verso le 2 am F. bussa alla mia porta:

“SILVIA. C’E’ UN RATTO IN CUCINA. STA SCAVANDO NEL CESTINO. L’HO APPENA VISTO. E’ ORRIPILANTE. COSA FACCIAMO?”

“OMMMMERDA. MA STAI SCHERZANDO? SCUUUUSA? E ADESSO?”

Per fortuna che il ragazzo di F. ci ha fatto ragionare, ci ha dato scope (in mano, non in testa) e ci ha messo ai posti di combattimento per far uscire il ratto dalla cucina e dirigerlo verso la porta d’uscita.

Uomo della situazione: “Allora ragà, questo è il piano: io lo faccio uscire dalla cucina e voi o lo ammazzate o, perlomeno, cercate di farlo uscire dalla porta. Capito tutto?” Al telefono il mio collega suggeriva la stessa tecnica ed approvava il piano con un labs, labs, davaj. Let me know. Čau pizza.

Io volevo un selfie col sorcio maledetto che si è permesso di entrare in casa nostra. Selfie che è venuto a mancare, poiché il sorcio non ha fatto capolino: ne deduciamo che sia ancora nascosto fra gli anfratti dei nostri scaffali o chissà, incastrato fra due dimensioni temporali o, magari, se ne è tornato nel buco nero dal quale è venuto.

Ho scritto una mail all’agente immobiliare, alle 3 di notte, che recitava più o meno:

Pantegana. Leptospirosi. Febbre da morso. Salmonellosi. Peste. Morte. O mi fate avere una derattizzazione con disinfestazione TOTALE o io me ne vado e non firmo l’affitto per i prossimi sei mesi.

Non avendo ricevuto risposta, alle 8.02 mi sono attaccata al telefono chiamando l’agente immobiliare, nella settimana del Ferragosto.

Mi ha appena fatto sapere che Giovedì alle 11 verranno a seguire ogni traccia lasciata dal malefico roditore e ad estirpare il minimo sospetto delle malattie di cui sopra.

E SPERIAMO BBBENE.

 

(nel frattempo vado a studiarmi un po’ di vocabolario zoologico in lettone, che è meglio)

Positivus? Negativus. #2

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Il giorno prima del Festival sapevo solo che avrei dormito nella tenda di un’amica di amici. Mi servivano un sacco a pelo e un passaggio fino a Salacgrīva. Con me avevo solo un sacco di voglia di divertirmi e un koala di passaggio nella mia vita.

Fortunatamente Katja si offre spontaneamente, con mia estrema sorpresa, di supplire alle mie mancanze: non mi era mai capitato nella vita un tempismo così perfetto. Il sabato mattina si parte, un caldo stranamente soffocante. Anche il koala parte e, con tutta probabilità, non lo rivedrò mai più nella vita… ma tant’è. L’unico pensiero in testa era: POSITIVUS POSITIVUS POSITIVUS. FESTA FESTA FESTA. FINALMENTE FINALMENTE FINALMENTE.

A destinazione mi è venuta a mancare l’aria, per quanta gente c’era: la stessa sensazione mi sovviene quando torno in Italia e c’è una qualsiasi processione o una qualsiasi manifestazione. O quando si tenta di andare al mare di domenica. Chissà, magari il vivere in un luogo non sovraffollato come Riga mi sta facendo venire l’agorafobia. Quando ho visto una lunga fila di macchine parcheggiate al margine della strada, mi è salita l’ansia. Aspettare in coda che mi venisse agganciato il braccialetto Festival + Camping mi ha reso nervosa – e c’erano una decina di persone davanti a me, non una in più. Nonostante tutto, cercavo di mantenere il mio status mentale POSITIVO al massimo. Gironzolavo per i vari palchi, assaporavo buona musica ma… Mi sentivo Baudelaire dentro. E Schopenhauer. Spleen, spleen, spleen. Noia, noia, noia. Nemmeno ubriacarmi mi avrebbe fatto sentire meglio.

Il punto più alto della serata è stato mettermi a parlare avidamente ed appassionatamente di affari con la mia amica, come due broker costretti alla pensione per sopraggiunta età. Una sigaretta e del vino nelle nostre mani, un sigaro e del whiskey nelle mani degli anziani col panciotto nella mia immaginazione. Me ne sono andata, invece di ubriacarmi e rimanere, come caldamente suggerito dal 98% dei miei amici.

Ho perso i concerti più importanti, quelli che sarebbero stati di domenica, tra cui i The Kooks. Ho perso 60 eurini. Me ne sono andata, delusa da una cosa che avevo immaginato perfetta nella mia mente ma felice per una settimana antecedente al Positivus del tutto inaspettata. La lezione è che non devo più programmare, organizzare, aspettarmi nulla ché quando mi illudo e poi cado… Ce ne vuole per riprendermi. Penso infatti di essermi ripresa solo l’altro ieri, quando il tempo è cambiato, dando tregua alla mia instabilità psicologica peggiorata dalla meteoropatia, quando un liberatorio temporale estivo si é scatenato su Rīga.