Positivus. Negativus? #1

Standard

Positivus: l’evento più “pieno” di tutta la regione Baltica. Il più mondano, e forse l’unico in cui si può percepire graviti una vera e propria industria musicale tutt’attorno. Star del momento, artisti emergenti, cantanti moderatamente famosi e gruppi da niente di ché, convergono a Salacgrīva e la riempiono di giovani, meno giovani e famiglie per un weekend speso fra buona musica, campeggio e mare (come direbbero i benpensanti; ovviamente sotto c’è molto di più).

L’anno scorso, giusto un mese prima del Positivus, avevo lasciato l’Estonia con la promessa di tornare a Riga per quei tre giorni. I Baltici mi mancavano, avevo già la sensazione viscerale che, presto, molto presto, sarei tornata… senza una scadenza.

Il Positivus 2013 fu una perdita che non mi deluse particolarmente, poiché lasciò spazio ad un weekend tra Valstagna, il lago di Caldonazzo e Bassano del Grappa con le mie compagne di giochi preferite, dedicato alle nostre attività preferite (in caso ve lo chiedeste: spritz e cibo).

Tuttavia, quest’anno aspettavo con impazienza il 18 luglio tra:

Incazzature telefoniche con la mia banca italiana perché, per qualche oscuro motivo che non hanno voglia nemmeno loro di indagare, la mia carta di credito non mi permette sempre di acquistare su internet quando sono all’estero: in questo caso, non mi permetteva di acquistare i biglietti.

Scocciature lavorative: dopo un mese di rincoglionimento del mio collega, dovuto ad una serie di particolari congiunture astrali, lui mi comunica che il 18 dovrà suonare al Positivus ERGO doppio lavoro per me e IO, sciagurata italiana, al Positivus dovrò andare il sabato.

Una romantica settimana antecedente il Positivus, passata insieme ad un canguro. O koala? Magari koala suona più carino.

In ogni caso: il Positivus significava per me un divertimento assicurato, un’obiettivo prefissato e poi raggiunto (una volta tanto) nella vita, l’occasione per ammirare la flora e la fauna lettone più da vicino, riversarsi nella folla ubriaca e vedere che effetto fa.

Insomma, avevo una serie di aspettative che, ancora non sapevo, si sarebbero presto disciolte.

Annunci

21 – Dedicato a chi pensa che i 20° siano la temperatura ideale.

Standard

L’estate a Riga è iniziata un mese fa, con Jāņi, il 23 giugno: nonostante sia considerata come festa nazionale, io ho lavorato tutto il giorno. Niente festeggiamenti in stile pagano, con corone di fiorellini in testa, cantando canzoni popolari attorno a un falò e andando a raccogliere funghi. Poco male, in quei giorni c’erano piogge torrenziali e una decina di gradi (sopra lo zero eh, ma sempre pochi).

Dopo il Ligo, Riga si è svuotata dai Lettoni, impegnati a rifugiarsi nelle loro case di campagna, andare a raccogliere funghi in mezzo al bosco, dedicarsi ad abbracciare gli alberi e a scofanarsi tutti i tipi di frutti di bosco possibili immaginabili e – ovviamente – lamentarsi per il caldo soffocante (20°. Seriously?).

Le notti estive sono molto brevi, due o tre ore di buio al massimo. Le giornate sono lunghe e la stanchezza non si sente mai. Ci si fa di melatonina, praticamente. Ogni giorno ci sono eventi, concerti, festival (uno su tutti il Positivus, sul quale ho già un articolo nelle bozze).

L’estate in Lettonia è, fondamentalmente, una primavera italiana: io ho l’allergia da fieno, l’asma stagionale e le gambe bianche come mozzarella perché l’abbronzatura non mi si attacca, nonostante io vada al mare tutte le settimane. A spasso, sono circondata da aragoste su due zampe (vedi autoctoni ustionati).

L’estate italiana o la si passa ammollo nei mari, laghi o piscine più vicine o… la si passa a casa, romanticamente occhi negli occhi con il ventilatore. Io, qui, dormo ancora con il piumino di notte… E la primavera non è mai stata la mia stagione preferita (fragole e ciliegie a parte). Torno a sbaciucchiare il Ventolin e a corteggiare i fazzoletti di carta.

Be back soon 🙂