16. Checking in.

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Le ultime due settimane sono state molto più che piene e dense di impegni.

Le ultime due settimane sono state una sfida per le mie capacità organizzative e per il mio rendimento professionale.

Nelle ultime 14 notti ho contato le ore di sonno su una mano sola.

 

In breve, nelle ultime due settimane ho svolto le mie classiche 8 ore lavorative (quelle non me le leva nessuno), ho dedicato ore extra al mio secondo lavoro (sadicamente, aggiungerei), ho trascorso un paio di giorni a Rorvig, una cittadina tranquilla della Danimarca, fra cibo, spiagge, lunghe passeggiate in bicicletta e cibo con la mia “famiglia” lettone (dopotutto era il weekend di Pasqua, ma si sa, viaggiare stressa e il troppo cibo fa venire l’abbiocco) e…

 

RULLO DI TAMBURI

 

sono stata una superstar per 4 giorni. Un’attrice. Una (co) protagonista per un programma televisivo americano. Purtroppo, per motivi legali, di più non posso dire, altrimenti non mi pagano.

Posso solo dire che non vedo l’ora di vedere la mia faccia in TV e spero tanto che il programma venga, prima o poi, doppiato e trasmesso in Italia. Giusto per vedere che voce mi appioppiano.

 

Le prospettive per i prossimi giorni sono:

canoniche 8 ore lavorative;

couch surfers che invaderanno il mio appartamento;

andare a vedere la finale di hockey della nazionale canadese (ho conosciuto tutta la squadra un paio di sere fa e mi hanno promesso biglietti e bandierine canadesi da sventolare).

 

Scusate per le troppe parentesi. Ora scappo a farmi una doccia e a riempire il frigorifero che piange.

Inutile dire che in queste settimane mi cibo di anacardi e cereali per la prima colazione.

Se lo sa mia nonna, prende il primo aereo, in due giorni mi organizza una tabella alimentare per due mesi ed impara ad usare Skype per assicurarsi che io rispetti il programma e finisca tutto quello che ho nel piatto.

 

Viva e vegeta lo sono. Ho un sacco di bozze per i prossimi post – vi terrò aggiornati!

 

Peace.   

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15 – DI COME CAMBIANO LE ABITUDINI ALIMENTARI

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Qualche giorno fa ho avuto voglia di mangiare pane e salame. Sono andata al supermercato convintissima di volere salame, da affettare e per farcirci un panino che poi avrei addentato con ignoranza, immaginandomi seduta sulle panchine di fronte al mio paninaro preferito. Poi però sono passata dal banco del pesce. Presa da una voglia improvvisa di salmone ho comprato quello. Del salame boh, mi sono proprio scordata.

Una volta tornata a casa mi sono fatta pane tostato, burro e salmone e, solo in quel momento mi è venuto in mente che io ero uscita per comprare del salame.

Mi sono pisciata addosso dalle risate per 10 minuti buoni, pensando all’evidente consonanza fra salmone e salame (robe da linguisti). Una lista di quanto siano cambiate le mie abitudini alimentari in 18 mesi di vita vissuta tra Estonia e Lettonia si è automaticamente snocciolata nel mio cervello.

 

  • Adoro mangiare la ZUPPA con la PANNA ACIDA. Qui mi aspetto un’espressione di disgusto da qualsiasi italiano mi stia leggendo ora. Se non avete un’espressione di disgusto sulla vostra faccia, beh… Fatevi qualche domandina.

    So che suona malissimo, soprattutto la parte della panna acida.

    Soljanka o borshch, con panna acida e una spolveratina di aneto e cipollotti. Paradiso per le mie papille.Immagine                                      Vi assicuro che, dopo un po’ di tempo, una zuppa di barbabietola o una zuppa di cetriolini sottaceto con panna acida da tanta soddisfazione quanta ne possono dare un’amatriciana o una carbonara.

 

  • Il mio frigo è pieno di BIRRA. Non mi è mai piaciuta molto, né ci vado matta ora. Però la bevo perché così fan tutti. Penso che una cosa analoga potrebbe succedere ad un expat in Italia: non gli piace il caffè, però lo assaggia. E vede che lo fanno tutti, ma proprio tutti, e tutto il giorno, a tutte le ore.

        “Caffè?” Massì dai, perché no.                                                                                                                                                                       “Alus?” Nu labi, davai.

       Alla fine, sia il caffè che la birra non sono altro che scuse per chiedere a qualcuno “ ti va di fare due chiacchiere?” e che il                   dialogo di fronte ad una tazzina o di fronte ad un boccale diventa immediatamente più piacevole.

 

  • Compro CETRIOLI SOTTO ACETO.

    E me li mangio pure di gusto, su una fetta di pane nero spalmata con panna acida. Se me l’avessero detto due anni fa, mi sarei strozzata con le mie stesse mani, rifiutando a priori una me-mangiante-cetrioli-sotto-aceto. Io, che aprivo l’hamburger dell’happy meal e mi inzozzavo le mani di ketchup pur di levare quelle due misere, sottili ed inermi fettine di cetriolino sottaceto.

        Ora nel mio frigo c’è una confezione famiglia di marineeti gurki. Si accompagnano bene anche con la vodka. Immagine

 

  • Mai più senza PANKUUKAS.

    Omelette. Crepes. Pancakes. Al formaggio, alla ricotta, con la carne macinata, con la marmellata. Alle patate, alle carote, alla cipolla. Condite con panna acida, of course.

        Li considero come la cotoletta nel frigo degli italiani. Onnipresente. 4 minuti in padella ( o 8 in forno) e mangi che è un piacere.

Immagine

 

  • Non mi meraviglio più del fatto che qui l’equazione CARNE = VINO ROSSO e PESCE = VINO BIANCO è un’incomprensibile assioma di origine sconosciuta. Sono giunta alla conclusione che non importa, che l’importante sta tutto nel bere vino (perché fa chic).

    Di contro, ho circa 15 diversi tipi di tè nella credenza. Certe volte mi scopro a ragionare sull’abbinamento tè/torta o tè/biscotti.

 

Più scrivo al riguardo e più mi rendo conto che non mangio più come mangiavo in Italia, e lo stesso vale per il bere. Non mi stupisce più nemmeno il fatto che qui ci siano circa 45 diversi tipi di maionese (li ho contati), né che il reparto alcolici occupi circa il 40% dell’area di un supermercato (inutile dire che è quello in cui si formano più ingorghi). Mi sono rassegnata al fatto che alla pasta venga destinato solo mezzo scaffale, da dividere con i noodles da infilare al microonde per 45 secondi (SIGH).

Una cosa però non è cambiata: ho penne, mezze penne, fusilli, rigatoni, spaghetti e bucatini nella credenza e i Lettoni che passano di qua rimangono shoccati da cotanta visione.

Non vedono le 25 birre in frigo (ne notano solo l’assenza, in caso non ce ne siano). Bypassano il chilo di panna acida. Aprono il cassetto 40×40 pieno di buste e miscele di tè e non fanno una piega quando si rendono conto che sarà un lavoraccio richiuderlo.

Vedono la pasta e non riescono nemmeno lontanamente a darsi una spiegazione plausibile del perché io ne abbia di diversi tipi. E, probabilmente, non lo capiranno mai.