13 – ESPATRIARE. paura?

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Ispirata da un paio di post letti su Facebook pochi giorni fa, riassumendo numerose chiacchierate con amici expats, aggiungendo l’esperienza di quasi due anni di vita vissuti all’estero (non continuativi ma, insomma, non è che sia proprio una novellina) e sentendomi “scalfita” da una delle “blog star” italiane del momento, mi accingo a ordinare i miei pensieri sull’espatrio.

  

  • La prima possibilità di vita all’estero l’ho avuta nel 2009: ho trascorso l’estate a Madrid, facendo uno stage. Possibilità concessa dalla scuola superiore solo agli studenti più meritevoli. La metà dei posti rimase vacante: chi aveva una media tale da potersi permettere l’esperienza all’estero, decise di rifiutare la borsa di studio. L’opportunità era off limit per chi non aveva una media abbastanza alta o, logicamente, dei debiti da recuperare.

 

  • Scelta della meta Erasmus, primavera 2012. L’Università di Padova offre un’ampia scelta di mete. Punta il dito su una qualsiasi destinazione europea e, con tutta probabilità, UniPd ha già un accordo bilaterale con almeno un’università del tale posto. Tre sono i bandi indetti ogni anno, la possibilità di andare all’estero C’E’ e C’E’ per TUTTI: che tu sia il diciannovenne al primo anno o che tu sia il fuoricorso ventottenne, se hai i crediti sufficienti (non ricordo quanti, ma non molti) puoi far domanda per l’Erasmus. Inutile dire che moltissime mete rimangono lì, vuote, sole e speranzose di essere scelte da qualcuno.

     

  • Nel mondo lavorativo e con l’aiuto di internet si possono incontrare numerosissime opportunità per espatriare: volontariato, stage, internship, se si è fortunati e se si sa dove cercare, lavori veri e propri. Su internet si trovano tutte le informazioni per espatriare in Paesi come l’Australia o la Nuova Zelanda, e il processo burocratico è relativamente e sorprendentemente facile. Andarsene in UK, anche solo per un paio di mesi, a lavorare è la possibilità più semplice e sicura che mi viene in mente.

 

 

La cosa che a me più fa innervosire sono i miei più o meno coetanei che non riescono ad aprire i loro occhi e vedere tutte queste opportunità che l’Europa in senso stretto e il mondo, più in generale, offrono. Se alle superiori te lo dicono i prof che all’estero ci puoi andare, spesato dalla scuola, ma che devi farti il culo ed avere una media alta, fatti il culo e provaci ad averla, una media alta.

 

Se all’università ci possono andare tutti all’estero, cerca di capire cosa devi fare per riempire tutte quelle scartoffie burocratiche e…insomma, SVEGLIATI FUORI! E non fare quello che “no, ma se io vado in Erasmus, voglio andare o a London o a Berlin! Altrimenti niente.” (nulla contro queste due bellissime città né contro le persone che, in effetti, partono per queste mete, ma quando qualcuno mi dice così io penso direttamente che una persona del genere non ha capito nulla né dello spirito Erasmus e né di quello che il mondo Erasmus offre).

 

Se ti sei laureato e ancora non hai colto nessuna delle possibilità che ti sono state date, hai ancora tempo per fare il tuo primo esperimento fuori i confini che poi, male che vada, ritorni a casuccia e non ci provi più a mettere il naso fuori dall’Italia – che è comunque una scelta rispettabilissima.

 

Personalmente, sono dell’idea che le esperienze all’estero vadano fatte, un passo alla volta.

E se ci piace quello che proviamo, continuiamo a camminare. Più lontano, per più a lungo… Magari iniziamo perfino a correre e a spostarci da un parallelo all’altro, nel giro di pochi mesi.

 

La cosa di cui non riesco a capacitarmi è che, spesso, le persone con cui ho a che fare si nascondono dietro a un:

eh, ma tu te lo puoi permettere” E chi sono io? La moglie del principe d’Inghilterra? Faccio parte della classe media, come quasi tutti gli italiani.

 

eh ma tu le parli, le lingue straniere” Eh, ma magari, dico, le ho pure studiate? Mi risulta che l’inglese (almeno) sia obbligatorio in tutti i gradi scolastici. E poi quando sei all’estero, lo parli, volente o nolente. E se non lo sai, lo impari, o impari a farti capire. Fa parte dell’esperienza.

 

eh ma no, senza essere sicuro al 100% di trovarlo un lavoro SICURO all’estero, io non parto” Eh, perché in Italia stai sicuro al 100% perché sei a casa con i tuoi, giusto? E te ne frega poco o niente, se un lavoro lo trovi o no, giusto? La parola lavoro è intercambiabile con la parola AMICI o FIDANZATO/A.

 

Ora, io sinceramente penso che una buona percentuale delle persone che mi dice così è perché effettivamente NON SE LA SENTE di lasciare l’Italia, non è nei suoi piani, non è nei suoi sogni ed è assolutamente sicuro che, se andasse all’estero si sentirebbe triste e solo, passando il tempo a contare i giorni che mancano al suo ritorno – decisione rispettabilissima, ripeto.

 

Ma alle persone che sono veramente convinte delle motivazioni che accampano pur di non espatriare vorrei dire moltissime cose, ma mi limiterò ad una:

 

QUALSIASI PERSONA CHE PRENDA IL CORAGGIO A DUE MANI, CERCA L’OPPORTUNITA’ GIUSTA ED ESPATRIA, SI RENDERA’ CONTO CHE LA PROPRIA NAZIONALITA’ SARA’ UN ARRICCHIMENTO ED UNA FACILITAZIONE DI PER SE’. MAI UN PESO DA PORTARSI DIETRO, BENSI’ LA SICUREZZA DI AVERE UN’IDENTITA’ CHE LO CONTRADDISTINGUA, MAGGIORMENTE ED IN SENSO POSITIVO, DALLE ALTRE PERSONE.

 

Di questi tempi, in questo mondo in cui sempre più persone “fluttuano” da un Paese all’altro con sempre più facilità, non c’è nulla da temere. E lasciare le sicurezze che si hanno, mettersi in discussione, sfidare le proprie capacità… Aiuta. Male che vada, i nostri genitori saranno sempre a casa ad aspettarci… Nel frattempo noi avremmo acquisito esperienza, il nostro inglese avrà guadagnato l’ambita fluency e, se ci va proprio di lusso, avremo anche imparato un’altra (o due, o tre, o quattro) lingue straniere.

Non si tratta di andare all’estero per cazzeggiare… si tratta proprio di migliorare se stessi.

 

Un Paese, uno qualsiasi, rimboccarsi le maniche e cominciare a vedere la vita da un altro punto di vista.

 

 

 

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4 pensieri su “13 – ESPATRIARE. paura?

  1. Dreaming

    Bellissimo post e molto vero! Io decisi di fare l’Erasmus in Spagna dopo una vacanza-studio di un mese a Valencia, mi ero innamorata di questo paese! Ho visto la lista delle città spagnole disponibili, ero propensa per Siviglia ma all’ultimo ho scelto Madrid, un casino di scartoffie e scadenze da rispettare ma ce l’ho fatta e sono stati sei mesi incredibili! Quello che oggi è mio marito l’ho conosciuto solo tre settimane prima di tornare in patria, quando si dice il destino eh? E ovviamente per me l’Erasmus ha segnato una svolta decisiva nella mia vita. Io sono a favore delle esperienze all’estero e sono d’accordissimo con te su tutto, molta gente si nasconde dietro a scuse stupidissime. Come si dice, chi vuole qualcosa trova una strada, gli altri una scusa! Molto bello il blog!

    • Ciao la vida es sueño 😉 e grazie per essere passata, sono contenta che ti sia piaciuto il blog!
      Anche io a Madrid ci sono capitata e anch’io alle superiori avrei desiderato di più andare a Siviglia (era fra le possibilità, ma la scelta è stata fatta dai professori)… Ma non ho trovato l’uomo della mia vita ahah
      Per me l’Erasmus è stato il sogno di una vita, e nonostante i problemi di salute che ho avuto durante l’anno all’estero sarebbero stati una ragione più che sufficiente per abbandonare tutto e tornare in Italia, non l’ho fatto. E sono diventata pure più tosta di quanto non lo fossi già prima 🙂

      I miei genitori, nonostante fossero impauriti e preoccupati sicuramente più di me, hanno rispettato e sostenuto la mia scelta… forse anche questo è un motivo per il quale tanti giovani si fanno troppi scrupoli, perché abituati da sempre ad avere il “guinzaglio corto” e a vedere solo gli obiettivi a breve termine… Il tutto nella famosa comfort zone.

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