VIVO A RIGA!

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E’ capitato.

In realtà non volevo tornare nei Baltici.

Ero iscritta già da un paio di anni al sito AuPairWorld. Volevo andarmene chissà dove in Australia o chissà dove negli USA o chissà dove in Russia. Essere una ragazza alla pari o AuPair significa vivere presso una famiglia e prendersi cura della loro prole e dare una mano con le faccende di casa. In cambio si riceve vitto e alloggio più una “paghetta”. Mi piaceva l’idea di uno scambio culturale di questo tipo, una vera e propria immersione in una famiglia di una cultura completamente diversa, non in un semplice limbo internazionale, come l’Erasmus è stato. Mi piacciono i bambini e morivo alla sola idea di poter insegnare un po’ di italiano a qualche toddler! Insomma, lasciare un pezzo della mia italianità a qualcuno che forse avrebbe avuto solo vaghi ricordi e qualche foto di me.

Insomma, io avevo un’idea molto romantica dell’essere una ragazza alla pari. Penso di aver parlato con una cinquantina di famiglie in tutto… Non riuscivo ad immaginare ME STESSA MEDESIMA a vivere con loro, principalmente divisi in tre categorie:

 

  • I SUPER ARRICCHITI: “We go twice a week to the best restaurant here in Moscow. You can get anything you wish, we will pay. Our children go to the best school here in Moscow. We pay XXXXXXX each per month. You should be well dressed up when you go to pick them up, even though you don’t have to step out of the car. If you don’t have elegant clothes, we will buy you some (WTF)”.

  • I FANATICI: “Yes, my husband and I are Russian, 100% pure Russian blooded. And our children are 100% Russian, of course. But we talk to them in English (WTF) and they talk between them in English. English is important but I don’t trust English or American girls. Your English seems quite ok, so i think we could trust and hire you.”

  • I MORALISTI DEI MIEI STIVALI: “We believe. We are Catholic and we do go to the function at least once a week and you want you to join us. No drinking. No smoking. No parties. Yes, we do put pineapple on pizza (WTF). We go to Disneyland almost every weekend. Our children go to Catholic schools, that’s why we would like to have an Italian AuPair”

Sono stati più o meno questi i generi di discorsi che mi hanno fatto desistere dallo scegliere una famiglia di questi Paesi. Insomma, per una volta la mia priorità non è stata quella discoprire un posto nuovo o di migliorare una delle lingue straniere che studio. Non riuscivo ad immaginare la mia vita, per sei mesi o forse più, in un Paese così lontano, con delle persone che probabilmente avrei odiato e senza amici intorno. 

Poi, la famiglia perfetta è capitata proprio quando ormai avevo perso le speranze… Brillanti trentenni che considero più come amici che come “bosses” e una biondina di un anno e mezzo che dopo neanche un mese già riusciva perfettamente a capire cosa le stessi dicendo in italiano.

E, insomma, Riga già l’avevo visitata parecchie volte l’anno scorso e me ne ero innamorata. Ciò che non potevo sapere è che, a quanto pare, anche Riga ama me.

Ho trovato un secondo lavoro, per cui, quando quest’avventura AuPair sarà finita, mi fermerò qui ancora per un po’.

Ora sono in un bar strafigo in cui dovrei tradurre i testi che devo consegnare entro la fine della settimana prossima. Ma non ce la faccio, ieri ho fatto festa dalle 9 pm alle 6am.

BUON COMPLEANNO A ME! 🙂