10 – Di lauree e cavilli grandi come cavalli.

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Ho appena finito di scrivere la tesi di laurea. 60 pagine, 6 delle quali in russo.

Ho appena finito un trasloco dall’altra parte d’Europa – sì, non sono più in Italia, sono di nuovo affacciata sul Mar Baltico. Quest’anno però tocca alla capitale della Lettonia, Riga.

Fra meno di una settimana devo tornare in Italia per la mia – si spera – laurea.

 

Avevo voglia di riprendere in mano il mio abbandonato, scrauso e becero blog perché non voglio smettere di scrivere. In fondo, scrivere la tesi di laurea mi è piaciuto. E’ appagante vedere come aumenta il numero delle pagine mentre tu butti una citazione lì, un riassunto qua, una traduzione su, un’idea nuova, che ti sembra una stronzata colossale, giù. Certo, facile scrivere quando lo si usa come sfogo personale: il difficile arriva quando devi parlare degli oligarchi russi, o dei francesismi nell’idioma russo o del ruolo della donna nella Russia dell’800.

Mi correggo. La difficoltà maggiore non è in realtà nemmeno questa: ti senti anche abbastanza figo quando padroneggi argomenti di un certo livello culturale (puah) e vedi il numero delle pagine aumentare grazie alla tua padronanza della lingua italiana e ai tuoi polpastrelli che si muovono rapidi sulla tastiera (doublepuah).

 

La difficoltà maggiore sopraggiunge nell’esatto momento in cui ti arriva la mail del tuo relatore con il file corretto della tua bozza. Ti si presentano nell’ordine:

emozione (chissà, magari mi ha anche fatto i complimenti!!!)

scaga (cazzo, sai se mi dice che fa talmente schifo che non vuole neanche più farmi da relatore?!)

terrore (meeerda, ma tutte queste annotazioni?!?! Avrò una tesi di 1865 pagine se scrivo ‘ste robe)

noia (maccchepppalle, ma non posso addormentarmi e risvegliarmi il giorno della discussione?!?!)

procrastinazione (Facebook e sguardo perso nel vuoto)

accettazione (vabbé. S’ha da fare. Però Facebook lo lascio aperto.)

 

Insomma, ecco la storia del perché ero scomparsa da Facebook per una settimana circa. Avrei voluto resistere fino alla DPL (data presunta laurea), ma non ce l’ho fatta.

 

Ora, ho appena inviato tutta la mia tesi alla mia relatrice e sto pregando per un SI, proprio come Max Pezzali. Tuttavia, ho scoperto un passatempo che oserei definire “eccitante” e che occupa l’unica parte della giornata che è sempre libera da impegni: le ore di sonno notturno. Non sto parlando di autoerotismo, sto parlando di incubi. Incubi relativi alla laurea. Della serie che io sono davanti alla commissione e loro mi bocciano. Della serie che io ritorno in Italia la settimana prossima per andare alla laurea di un’amica che si è immatricolata l’anno successivo al mio. Della serie che i parenti mi sghignazzano in seduta di laurea e io me la faccio addosso nel vestito bello, quello comprato apposta per apparire professional, ma fashion.

Della serie che mi devono ancora convalidare gli esami sostenuti in Erasmus (6 mesi dopo. E per fortuna che il sistema informatizzato rende tutto più semplice!) e che non mi permettono di laurearmi e io che mi incateno all’arco del Maldura PERCHE’ NON E’ GIUSTO. Solo che questo non è un incubo, questa è la realtà.

 

Io, che prendevo tanto per il culo il mio amico di UniBa perché ci avevano messo 7 mesi a convalidare i suoi esami, mi ritrovo nella stessa situazione. Solo che a lui mancano 4 mesi alla laurea, a me mancherebbero 13 giorni.  

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